|
A
Pejo Terme è il francese Monier ad esultare .
Per la 6° volta in questo Giro va in porto la fuga da
lontano. Un film già visto a Novi Ligure, quindi a
Marina di
Carrara, ancora sul Terminillo, a Porto Recanati e
Cesenatico. Un film che va di nuovo in scena salendo
fino a
Pejo Terme. Completata la doppia faticaccia
Zoncolan-Plan de Corones, anche se nel mezzo stava il
giorno di
riposo, era
molto logico pensare che i big e le loro squadre si
sarebbero presi una giornata per rifiatare (ma lo
faranno
anche nella prossima pianeggiante tappa che porta a
Brescia). Spazio dunque, dopo una prima ora
volata ai 50 di media, con tanti scattini a vuoto, ai 19
che prendono il largo al km 54. Spicca la presenza del
tenace giapponese Arashiro (terzo nella tappa da fuga di
Novi Ligure), mentre Stortoni e Marzano sono i due
che rappresentano l’Italia. Hondo e Duque i più veloci,
sulla carta, in caso di spintone. Resta attorno ai 9’ il
vantaggio dei 19 quando la corsa entra nei 30 km finali,
dove il russo Ignatiev allunga deciso. Ma viene
riagguantato dagli altri 18 nel giro di 5 km scarsi. La
battaglia vera per aggiudicarsi la tappa inizia nei 9 km
conclusivi, in salita. Hondo, Krujswiik e Monier se la
filano sulle prime rampe, Cummings insegue da solo a
18”, i resti della fuga a 31”. Ai -3 dalla fine, quando
inizia il tratto conclusivo, anche il più duro, della
salita,
da una botta secca il francese Monier. Quella vincente.
Il 28enne di Clermont Ferrand coglie il primo successo
in carriera, e porterà dunque con se un indelebile
quanto meraviglioso ricordo del Giro d’Italia. E’ il
secondo |