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Tschopp si prende il Gavia; Basso il Giro .

Il Giro d’Italia finisce con quindici chilometri d’anticipo. Visto e considerato come sono andate le cose in queste ultime tre settimane, ci si può permettere una crono di Verona di chiusura a mo’ di passerella finale per salutare la seconda vittoria al Giro d’Italia di Ivan Basso. Un Basso che pure oggi, nell’ultimo tappone di questa corsa rosa, si è dimostrato l’autentico padrone del gruppo. Prima ha lasciato andare via la corsa, poi con i suoi uomini Liquigas ha controllato i principali outsider sulla salita del Gavia. Grazie a Nibali è rimasto incollato davanti nella lunga discesa verso Ponte di Legno, e infine ha chiuso su uno scatto di Scarponi per negare al marchigiano il terzo posto in classifica.  Un Basso monumentale, che non si è consumato troppo con il rosa indosso. D’altronde la sua squadra era di gran lunga quella più qualitativamente adatta a questa terza settimana del Giro, e contro un Arroyo più attento a conservare il secondo posto e con un Evans ormai lontano nella generale il varesino di Cassano Magnago ha potuto evitare di forzare il ritmo come aveva fatto sullo Zoncolan domenica scorsa e ieri sul Mortirolo. La crono di domani a Verona, eventualmente, servirà a limare per l’ultima volta questa classifica che dopo tante tappe ha finalmente una sua connotazione definitiva. Ci sono solo certi dettagli da analizzare, alcuni più grandi di altri. Tipo il 3° gradino del podio, che Vincenzo Nibali mantiene per un secondo soltanto di vantaggio su Michele Scarponi, scattato nel finale e marcato stretto da Basso, che gli ha pure rubato il 3° posto e il relativo abbuono che potevano costare il podio

al siciliano. E poi c’è pure Vinokourov, 7° ma ad appena 9 secondi dal 6° posto del giovanissimo Richie Porte. Vinokourov vince comunque il premio della costanza: è lui l’uomo che – insieme ai big – ha contribuito a rendere incredibile questo Giro d’Italia. Oggi è scattato poco dopo Tirano, nella prima fuga di giornata sulle rampe della Forcola di Livigno. Un gruppo di una ventina di uomini che comprendeva – tra gli altri – anche Sastre, Simoni e Cunego, che però si è staccato subito. Sastre era il più pericoloso, così la fuga ha avuto un vantaggio massimo appena superiore ai 2 minuti. Nella salita del Gavia – dal versante meno impegnativo – hanno preso il largo il vecchio Gibo Simoni e lo svizzero Johann Tschopp. Un vantaggio minimo che i due hanno saputo amministrare prima dello sprint sul passaggio in vetta, ai 2618 metri della cima Coppi del Giro. L’elvetico – che ha 28 anni in carriera ha vinto solo una tappa del Giro del Gabon – ha tolto a Simoni la gioia di un passaggio in vetta che sarebbe stata l’ideale quarta di copertina di una vita sportiva che conta quindici Giro d’Italia corsi, sette podi, due vittorie finali, più successi parziali nelle tre grandi corse a tappe del calendario Uci. Chapeau. Non si sa se Simoni – indispettito – abbia mollato il tiro. Fatto sta che lo scalatore di Palù di Giovo ha smesso di pedalare, mentre Tschopp ha preso la salita di gran carriera. Nato a Sierre nel 1982, Tschopp si è confermato un ottimo discesista, oltre ad uno scalatore di buon talento. E’ arrivato per primo a Ponte di Legno, ha amministrato il vantaggio nell’ultima salita verso il Tonale, regalando alla sua B Box il primo successo in questo Giro. Ai tre dall’arrivo Evans è scattato, più che altro per far vedere che lui ancora c’è. Porta a casa la maglia rossa a punti, l’australiano, mentre l’australiano Matthew Lloyd si porta a casa la maglia verde degli scalatori grazie ai punti racimolati nella fuga della prima ora di oggi.L’ultima maglia è quella bianca di Richie Porte, uno dei protagonisti della fuga bidone dell’Aquila, mal che vada sarà ottavo nella generale. Per uno che l’anno scorso correva tra i dilettanti è un risultato incredibile. Verona, 15 chilometri contro il tempo prima della festa. Quindici chilometri separano i quasi centoquaranta sopravvissuti di questo Giro d’Italia numero 93 dal termine della corsa. Quindici chilometri contro il tempo: dopo l’esperienza romana dell’anno scorso – e la caduta nel finale di Dennis Menchov – il Giro riprova con l’esperimento del finale "incerto" nella bella Verona. Da piazza Bra all’Arena, passando per la salita delle Torricelle. E’ una crono piena di curve nella prima e nell’ultima parte, con una salita nel mezzo. Una crono anomala, non da specialisti forse, ma corta, troppo corta per ribaltare ancora gli equilibri della corsa. Basso potrà amministrare e sorridere nella bellissima cornice dell’arena di Verona, Arroyo dovrà difendere il suo secondo posto (ha un margine rassicurante, 1’41, su Nibali) in una specialità che lo vede spesso a disagio Un secondo di vantaggio per lo stesso Nibali su Scaponi: in palio un podio importantissimo quanto per la carriera in crescendo del siciliano, mentre per il marchigiano della Androni sarebbe il coronamento di un sogno che dura da tanti anni. Tutto in quindici chilometri: anche l’ultima tappa, quest’anno, riserverà qualche sorpresa. La logica conclusione di un Giro d’Italia di grande spessore

 

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